Reiki Master - Riflessioni sul rapporto allievo insegnante

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Reiki MasterCosa accade nel rapporto tra un Reiki Master e un suo allievo? Quali sono le caratteristiche di questo particolarissimo legame? Quali le dinamiche che si innescano?

Tutti coloro che hanno la fortuna di dedicarsi all'insegnamento, sanno quale particolare legame si crea tra insegnante e allievo. Questo tipo di rapporto è una costante al di là dell'oggetto dell'insegnamento.

 Archetipicamente questa relazione rimanda a quella genitoriale, nella quale il figlio è accompagnato e guidato nella sua crescita.

L'insegnante in qualche modo si innesta in questo processo: fornisce strumenti (informazioni ed esperienza), volti ad ampliare le possibilità dell'allievo di interpretar il mondo che lo circonda e poter inter-agire con esso.

Questo tipo di relazione non è a senso unico. Quanto un bambino dà ai genitori in termini di esperienze, emozioni, energia? Altrettanto dicasi del rapporto tra insegnante e allievo.

 

In questo processo di crescita, l'allievo/bambino si trova a vivere un "contrasto" tra l'affermazione di sè e della propria autonomia, e le "regole" che gli vengono date. Anche l'insegnante/genitore si trova a vivere un contrasto analogo: da una parte la voglia e l'orgoglio di vederlo "camminare con le sue gambe" e dall'altra la paura dell'"abbandono".

Trovare il giusto equilibrio tra queste due istanze è la chiave di volta che distingue un buon insegnante da uno che è esclusivamente preoccupato del suo ego.

Kahlil Gibran (poeta e filosofo libanese degli inizi del '900) scrive a proposito dei figli:

 

"I vostri figli non sono i vostri figli.

Sono i figli e le figlie della brama che la Vita ha di sé.

Essi non provengono da voi, ma per tramite vostro,

E benché stiano con voi non vi appartengono.

Potete dar loro il vostro amore ma non i vostri pensieri,

Perché essi hanno i propri pensieri.

Potete alloggiare i loro corpi ma non le loro anime,

Perché le loro anime abitano nella casa del domani, che voi non potete visitare, neppure in sogno.

Potete sforzarvi d'essere simili a loro, ma non cercate di renderli simili a voi.

Perché la vita non procede a ritroso e non perde tempo con ieri.

Voi siete gli archi dai quali i vostri figli sono lanciati come frecce viventi.

L'Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell'infinito,

e con la Sua forza vi tende affinché le Sue frecce vadano rapide e lontane.

Fatevi tendere con gioia dalla mano dell'Arciere;

Perché se Egli ama la freccia che vola, ama ugualmente l'arco che sta saldo."

 

Abbandoniamo adesso la similitudine genitoriale e concentriamoci ora sulla figura del Reiki Master, cercando di sviscerarne le specificità.

Innanzitutto diciamo che  il Reiki Master NON è un maestro di vita, un guru, un santone o un guaritore. Si tratta "semplicemente" di una persona che ha compiuto e continua a compiere un percorso, ha una esperienza e degli strumenti che nella sua libertà si gioca e cerca di trasmettere.

Quando si pone con onestà nei confronti dei suoi allievi, cerca di far emergere le loro qualità attraverso gli strumenti che insegna, lasciandoli sempre liberi di realizzare autonomamente il loro percorso.

Ma sopratutto rende esplicito il fatto che "sta camminando con loro", in un percorso comune che arricchisce e accresce anche sé stesso.

Dedicarsi all'insegnamento del Reiki (o di altre discipline olistiche) è una cosa complessa, che richiede esperienza, passione e molti anni di pratica. Tra le molte difficoltà che questa affascinante e bellissima esperienza pone ve ne sono due particolarmente subdole e difficili da superare: l'ego e il transfert.

L'ego, sempre presente e spesso nutrito dalle lusinghe degli allievi, è il peggior nemico di ogni Reiki Master. Se lasciato libero, invade completamente ogni attività diventando il fine ultimo di ogni azione. In questo modo l'obiettivo principale dell'insegnante di Reiki, trasmettere la propria esperienza e conoscenza, si trasforma in una continua ricerca di auto affermazione. Questo meccanismo, può portare a non riconoscere l'autonomia degli allievi e favorire una profonda dipendenza degli stessi, inducendoli, di fatto, a diventare degli adepti. Inoltre la voce dell'ego inibisce una delle caratteristiche principali insite nella figura di un insegnante: l'ascolto.

Il transfert invece è, per certi versi, un meccanismo ancora più subdolo. Capita che un insegnante "riveda sé stesso" in un allievo e trasferisca su di esso tutte le "speranze" e le "aspettative" legate al suo personale vissuto. Questa dinamica, se da una parte crea una forte empatia e quindi un forte potenziale di crescita per entrambi; dall'altra, qualora non fosse gestita adeguatamente, può distorcere il rapporto insegnante/allievo. Essere sempre accondiscendenti, disponibili oltre i propri limiti, inclini all'elogio continuo o, di contro, essere estremamente severi e rigidi, finisce col rovinare qual'unque percorso evolutivo.   Ognuno ha il suo ruolo e il suo percorso da compiere e mai due persone vivono esattamente le stesse cose.

Occorre quindi prestare la massima attenzione alle dinamiche che naturalmente si mettono in atto nella relazione tra allievo e insegnante, occorre che entrambi rispettino la libertà e l'unicità dell'altro, riconoscendosi reciprocamente nei propri ruoli e guardando all'altro come ad una opportunità di crescita.

Reiki per sua natura ha in sé una parte strettamente propria ed individuale (KI), diversa da chiunque altro, riconoscere l'individualità e la libertà altrui porta, inevitabilmente, a riconoscerne la natura comune (REI).