Reiki Usui Citazioni

"...Ciò su cui noi poniamo la nostra attenzione cresce più forte nelle nostre vite.." - Maharishi Maesh Yogi

Bilanciamento Dinamico
Psiche - Articoli

Reiki TaoTutto ha almeno un precedente e il termine di "Bilanciamento Dinamico" non sfugge a questa regola. Si parla di Bilanciamento Dinamico nella meccanica e nello specifico dello studio degli organi rotanti, siano essi delle turbine o ruote di bicicletta. Devo dire che i primi tempi di questo studio mi era venuta la tentazione di mutuare delle formule da questa disciplina o dall'informatica e dalla robotica dove il termine si coniuga con quello degli algoritmi. Forse avrebbe potuto esserci qualche analogia molto tirata per i capelli, ma sarebbe stato troppo disonesto proseguire in quella direzione.

 Di "rotante" sicuramente c'è stata una delle prime ispirazioni:il cerchio del Tao. 

In questo archetipo dell'umanità è perfettamente simbolizzato che il divenire non può fermarsi mai, nonostante in realtà replichi in continuazione se stesso: nel momento di massimo conseguimento della pienezza e quindi del completamento di uno dei due ingredienti è proprio il fatto che questo coronamento abbia come clou il concepimento dell'elemento alternativo a generare il moto che porterà alla stessa situazione per l'elemento contrapposto.

Il raggiungimento dell'obiettivo è tale solo in quanto genera una nuova insoddisfazione.

Lo stato stazionario della stabilità può essere conservato solo allorquando vi si eserciti una costante azione di equilibratura.

Ma, si sa, l'azione è in sé quanto di più opposto alla staticità e alla stabilità. Per questo non si può evitare di rilevare che è proprio il cambiamento a consentire il mantenimento della stabilità, nello stesso modo per cui senza un terreno stabile su cui poggiare i piedi nessun trasformatore della storia avrebbe potuto muovere le sue rivoluzioni. All'apparenza questo modello esclude la Storia, versando acqua al mulino di Giambattista Vico quando sosteneva che questa è fatta null'altro che di corsi e ricorsi.

 Le cose stanno solo parzialmente così, perché il movimento di equilibratura produce una forza residuale che realizza un divenire esterno al modello della ripetizione stessa, facilmente riassumibile nel simbolo dal valore genetico della spirale (la stessa che percorre la scienza dall'astrologia a Fibonacci fino al DNA, Bateson e oltre). Ovvero, noi diveniamo proprio attraverso la ripetizione del mantenimento.

 Nonostante una certa ovvietà di queste considerazioni il mondo sembra troppo spesso averle ignorate, ogni volta rivolgendosi ad un'azione piuttosto che ad un'altra. Progressisti e conservatori recitano la loro parte come se l'altro fosse l'avversario da sconfiggere, mentre l'esistenza dell'altro è conditio sine qua non per garantire la propria esistenza.

 Un caro amico e collega, pur consapevole ed esperto di queste idee ha concluso la propria prolusione sul cambiamento affermando che questo è un miraggio dell'unica condizione possibile: quella della stabilità, dello stato. Un tale atteggiamento è pienamente comprensibile perché l'alternativa è vivere in una fatica quasi insostenibile, quella dell'eterna instabilità per rimanere stabili.

 Sembra un paradosso, eppure gli esempi non mancano.

Pensiamo soprattutto ai ciclisti quando sono in surplace sulla pista o gli equilibristi con il bilanciere sul filo: si tratta di uno sforzo imponenente giocato sui nervi oltre che sui muscoli e sulle ossa. Per rimanere fermi sul posto senza poggiare i piedi a terra i ciclisti devono fare un'infinità di movimenti contrapposti per bilanciare gli squilibri. Per stare fermi, insomma, si è costretti a muoversi in considerazione.

Proviamo per un attimo a spostare l'attenzione proprio sulla bilancia cui si ispira uno dei termini. Immaginiamo di avere a disposizione una serie di pesi dei quali, non solo non ve n'è uno uguale, ma neppure sommando o sottraendo si arriva mai ad avere la stessa quantità su entrambi i piatti. Considerando una notevole inerzia della meccanica della bilancia o lavorando sulla velocità dell'operatore dobbiamo immaginare che per ottenere uno stato di equilibrio occorre in continuazione spostare pesi da una parte all'altra. L'equilibrio è irrealizzabile! Solo dei brevi istanti nel corso della transizione realizzano questo equilibrio. La domanda da porsi è piuttosto un'altra: quali scarti può accettare l'operatore per potere godere del proprio tempo senza che lo squilibrio che si genera da un suo "non intervento" non renda troppo difficile da recuperare lo squilibrio o anche renda la sua attività successiva troppo laboriosa?

Ecco di che cosa si occupa il Bilanciamento Dinamico: di come fare a gestire le cose sapendo che vivono di questo paradosso. Lo fa attraverso la massima coartazione possibile, riducendo al massimo lo iato tra pensiero e azione, tra teoria e tecnica, tra osservazione e intervento. E questo è possibile solo quando la persona e quello che fa diventano la stessa cosa. Quando ognuno di noi è la sua teoria e la sua tecnica, quando l'interiorizzazione è talmente spinta da non sapere più come spiegarla.

 Il Bilanciamento Dinamico raccoglie il guanto di questa sfida, lavorando sugli stati di coscienza, sul corpo, sui sensi; proponendo strategie e categorie di strategie, tecniche, teorie delle tecniche e tecniche delle teorie.

Ennio Martignago - www.bilanciamentodinamico.it

 

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